La parafarmacia: quando la vita ti sorprende
Dopo anni di studio e di esperienze formative, mi trovai davanti a una realtà difficile da ignorare: in Italia, con una laurea in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche, le strade percorribili erano poche. E l'idea di lavorare in farmacia — l'approdo più ovvio — non mi entusiasmava affatto.
Così raccolsi i miei pochi risparmi, accesi un prestito e aprii una piccola parafarmacia. Una scelta coraggiosa, forse un po' folle. Ma fu la scelta giusta.
Da quel momento la mia vita cambiò obiettivamente. Le responsabilità crebbero in fretta: imparai a trattare con gli agenti di commercio, a gestire gli ordini, a fare comunicazione su carta e sui social, a organizzare eventi, a tenere i conti, a gestire la liquidità. E in parallelo mi immersi nel mondo del parafarmaco, degli integratori, dei farmaci da banco — tutto ciò che all'università non ti insegna nessuno.
Ma la scoperta più grande fu un'altra.
Avevo sempre escluso Medicina perché pensavo di non essere tagliata per prendermi cura delle persone, per gestire la sofferenza altrui. Eppure, giorno dopo giorno, dietro al bancone, mi ritrovai a fare esattamente quello: ascoltare, consigliare, supportare. E contro ogni aspettativa, scoprii di essere assolutamente portata.
Trascorsero anni complessi ma profondamente formativi. Anni investiti interamente in quell'attività che, a tutti gli effetti, era diventata come una figlia.
La strada era lunga, e il capitolo successivo stava per cominciare.
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